Google ha chiuso Project Mariner il 4 maggio 2026, meno di un anno e mezzo dopo il lancio. La pagina ufficiale del progetto ora mostra un messaggio di addio, ma la tecnologia dietro Mariner non è andata perduta: è stata inglobata in Gemini Agent e nelle API di Gemini, dove continuerà a fare quello per cui era nato — navigare il web al posto dell’utente.
Project Mariner era un prototipo di ricerca sviluppato da Google DeepMind, presentato per la prima volta a dicembre 2024 insieme a Gemini 2.0. Funzionava come estensione di Chrome e riusciva a interpretare quello che compariva sullo schermo — testo, immagini, moduli, codice — per pianificare una serie di azioni e portarle a termine in autonomia: prenotare un hotel, aggiungere prodotti al carrello, compilare un modulo, raccogliere informazioni da più siti contemporaneamente. Al Google I/O 2025, l’agente era stato ulteriormente aggiornato con la possibilità di eseguire fino a dieci compiti in parallelo su macchine virtuali nel cloud, insieme a una funzione chiamata “Teach & Repeat” che permetteva di mostrare all’agente un’operazione una volta sola e fargliela replicare ogni volta che serviva.
Lo spegnimento del progetto arriva però in un momento in cui il mercato degli agenti AI si sta spostando rapidamente. Strumenti come OpenClaw — un agente da riga di comando che ha catturato l’attenzione di tutta la Silicon Valley — hanno messo in discussione l’approccio basato sul browser, considerato costoso, lento e poco affidabile rispetto alle alternative più recenti. Secondo quanto riportato da Wired, già circa due mesi fa Google aveva spostato parte del team di Mariner su altre priorità. Il browser come campo di battaglia degli agenti AI non è tramontato, ma la concorrenza di modelli più agili ha accelerato la decisione di consolidare le funzionalità all’interno di prodotti già esistenti. L’adozione pubblica degli agenti browser, del resto, era rimasta ben al di sotto delle aspettative del settore: a dicembre 2025, Comet, l’agente browser di Perplexity, contava appena 2,8 milioni di utenti settimanali attivi.
Per chi aveva usato Mariner attraverso Google Labs, il cambiamento pratico è limitato. Gemini Agent assorbe le stesse capacità — navigazione web autonoma, gestione di flussi di lavoro complessi, integrazione con app Google come la posta elettronica — e le rende disponibili direttamente all’interno del prodotto AI principale di Google, senza dover ricorrere a un’estensione separata. La tecnologia sottostante, che usa la visione artificiale per capire le interfacce web e agire su di esse, continua a girare. Chi ha investito tempo a imparare Mariner dovrà adattarsi all’implementazione di Gemini, ma le funzionalità di fondo rimangono le stesse. Il passaggio illustra bene il metodo di Google Labs: usare progetti sperimentali come banco di prova, e quando qualcosa funziona davvero, portarlo nel prodotto principale invece di tenerlo vivo come esperimento separato.
Project Mariner è durato diciassette mesi. Abbastanza per dimostrare che un agente capace di agire sul web per conto di un utente è tecnicamente realizzabile, non abbastanza per imporsi come prodotto autonomo. La vera domanda, adesso, è se Gemini Agent — con una distribuzione molto più ampia e un’integrazione più profonda nell’ecosistema Google — riuscirà a convincere gli utenti che delegare compiti quotidiani a un’intelligenza artificiale è un’abitudine normale. Il terreno è preparato. Il salto di adozione di massa, ancora tutto da fare.














