L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo di sviluppare software, ma non tutti sono convinti che questa rivoluzione stia portando solo vantaggi. Lo dimostra la decisione del team di Godot, uno dei motori grafici open source più utilizzati per lo sviluppo di videogiochi, che ha annunciato un importante aggiornamento delle proprie regole di contribuzione: niente più codice generato dall’AI nelle pull request destinate al progetto.
La nuova policy nasce da un problema sempre più evidente negli ultimi mesi: l’arrivo di un numero crescente di contributi realizzati quasi interamente con strumenti come ChatGPT, Claude o altri modelli linguistici, spesso inviati da utenti che non comprendono realmente il codice proposto. Secondo gli sviluppatori di Godot, questo fenomeno sta rallentando il lavoro dei manutentori, costretti a investire tempo prezioso per verificare modifiche inutili, ridondanti o addirittura errate. Nelle nuove linee guida si legge chiaramente che “richiediamo che tutto il codice sia scritto da esseri umani“, mentre l’uso dell’AI sarà consentito soltanto per attività marginali come l’autocompletamento, semplici sostituzioni di testo o operazioni ripetitive, purché venga dichiarato nella discussione della pull request. Vietato anche l’utilizzo di agenti autonomi per creare richieste di modifica e persino l’impiego di testi generati dall’AI nelle comunicazioni tra sviluppatori. Il principio alla base della scelta è semplice: chi contribuisce a un progetto open source deve essere in grado di spiegare, difendere e correggere il proprio codice, responsabilità che non può essere delegata a un modello linguistico.
La decisione di Godot non arriva dal nulla. Da mesi diversi manutentori denunciano quella che viene ormai definita “AI slop“, cioè una massa di codice prodotto automaticamente che richiede più tempo per essere revisionata di quanto ne farebbe risparmiare. Rémi Verschelde, project manager di Godot e cofondatore di W4 Games, aveva già lanciato l’allarme spiegando che ogni nuova pull request costringe i revisori a chiedersi se l’autore abbia davvero capito il codice inviato, se lo abbia testato e persino se i risultati dei test siano autentici.
Una situazione che, secondo Verschelde, rischia di diventare “sempre più estenuante e demoralizzante” per chi mantiene il progetto su base volontaria. Anche Adriaan de Jongh, sviluppatore indipendente e fondatore dello studio Hidden Folks, aveva definito il fenomeno un vero e proprio “total shitshow“, sottolineando come molte modifiche generate dagli LLM risultino verbose, poco sensate e difficili da verificare. Il problema, quindi, non è l’intelligenza artificiale in sé, ma il fatto che venga utilizzata per produrre contributi senza una reale supervisione umana. È una distinzione importante, perché Godot non vieta qualsiasi forma di assistenza dell’AI: chiede semplicemente che resti uno strumento nelle mani dello sviluppatore e non il sostituto dello sviluppatore stesso.
La scelta di Godot riflette un dibattito molto più ampio che sta attraversando tutto il mondo dell’open source. Non tutti i progetti stanno adottando la stessa strategia. Il kernel Linux, ad esempio, ha recentemente scelto un approccio più pragmatico: il codice assistito dall’intelligenza artificiale è ammesso, ma gli sviluppatori devono dichiararne l’utilizzo e assumersi pienamente la responsabilità legale e tecnica di quanto inviato. Altri progetti, invece, stanno valutando restrizioni sempre più severe per limitare il carico di lavoro dei revisori.
Nel frattempo anche la ricerca accademica invita alla cautela. Studi recenti mostrano che il codice prodotto dagli agenti di AI richiede comunque una significativa manutenzione da parte degli sviluppatori umani e può presentare problemi di progettazione e qualità nel lungo periodo. L’impressione è che il settore stia entrando in una nuova fase: non si discute più se utilizzare o meno l’AI per programmare, ma quali regole siano necessarie per garantire qualità, trasparenza e responsabilità. La decisione di Godot potrebbe quindi rappresentare un precedente importante per molti altri progetti open source chiamati, nei prossimi mesi, a trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica e sostenibilità del lavoro umano.
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