Cresce ovunque l’opposizione ai data center: 130 miliardi di dollari di progetti bloccati nel primo trimestre 2026

Le ragioni sono chiare: costi energetici elevati, risorse idriche a rischio, consumo di suolo e comunità locali sempre più preoccupate per l’impatto ambientale e sociale
Cresce ovunque l’opposizione ai data center: 130 miliardi di dollari di progetti bloccati nel primo trimestre 2026

La corsa all’intelligenza artificiale sta mettendo sotto pressione le risorse del pianeta. Sempre più governi, regolatori e amministrazioni locali stanno bloccando o limitando la costruzione di nuovi data center, le infrastrutture che alimentano i modelli di AI. Le ragioni sono chiare: costi energetici alle stelle, risorse idriche a rischio, terra sempre più rara e comunità locali sempre più preoccupate per l’impatto ambientale e sociale.

Negli Stati Uniti, la situazione è particolarmente calda. New York è diventato il primo stato a imporre una moratoria di un anno sulla costruzione di data center “hyperscale” per l’AI, dopo che la governatrice Kathy Hochul ha firmato un ordine esecutivo lo scorso 14 luglio. L’obiettivo è studiare gli impatti ambientali e definire standard chiari per lo sviluppo futuro. Nel primo trimestre del 2026, progetti per data center del valore di 130 miliardi di dollari sono stati bloccati o ritardati a causa della resistenza locale e delle preoccupazioni per l’uso eccessivo di acqua ed energia.

Non è solo una questione statunitense. In Olanda, dal 2022, i data center di grandi dimensioni sono limitati a due sole località nazionali, anche se Microsoft è riuscita a ottenere l’approvazione per un progetto suddiviso in tre torri, ciascuna sotto la soglia di dimensione prevista dalla legge. A San Marcos, in Texas, i residenti hanno votato per vietare definitivamente i data center all’interno dei confini cittadini, diventando la prima città USA a prendere una decisione così drastica.

I dati parlano chiaro: la domanda energetica dei data center negli USA potrebbe quasi raddoppiare tra il 2025 e il 2028, passando da 80 a 150 gigawatt, secondo un rapporto di Bloom Energy. John Steinbach, residente in Virginia da quasi 40 anni, ha visto la sua bolletta della luce schizzare a 281 dollari a gennaio 2026, rispetto ai 100 dollari del mese precedente. “È un aumento senza precedenti”, ha dichiarato, esprimendo la preoccupazione che i costi possano continuare a salire con la crescita dei data center.

Le comunità locali non sono le uniche a opporsi. Organizzazioni come il Sierra Club avvertono che la crescita incontrollata dei data center rischia di sovraccaricare le reti elettriche, minare gli obiettivi ambientali e aumentare i costi per i cittadini. “La crescita di questo settore sta rapidamente sopraffacendo le utility, mettendo a rischio i contribuenti e l’ambiente”, si legge in un rapporto del 2026.

Mentre i giganti della tecnologia spingono per accelerare la costruzione di nuove infrastrutture, la resistenza locale e statale sta diventando sempre più organizzata. In 14 stati degli USA sono state presentate proposte per moratorie temporanee o divieti, spesso legati a studi su domanda energetica, consumo idrico e impatti ambientali. “Non possiamo permetterci di sacrificare le risorse idriche e la stabilità della rete elettrica per sostenere una crescita senza regole”, ha dichiarato un portavoce del Sierra Club.

L'impatto ambientale dell'AI? Fino ad ora è stato sottostimato e misurato male

Il punto centrale del rapporto è che concentrarsi solo sulle…


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