Cos’è l’Internet of Things?  

Paolo Marinoni 28 Luglio 2022

8 minuti

Il concetto di Internet of Things si riferisce a tutti i dispositivi connessi a Internet e alla loro comunicazione in rete. La possibilità di controllare oggetti fisici a distanza e, potenzialmente, di automatizzarli apre numerose opportunità.

Ogni giorno, passiamo ore online. Per farlo, utilizziamo dispositivi fissi e mobili, come gli smartphone, i computer, le smart tv e i tablet. I dispositivi che ci permettono di accedere alla rete e di navigare sul web, però, non sono gli unici che utilizzano internet. 



La definizione di Internet of Things 

Diversi oggetti di uso quotidiano accedono a internet, connettendosi anche con altri dispositivi più o meno vicini, talvolta presenti all’interno del loro stesso ambiente. La comunicazione tra gli oggetti permette a questi di formare una rete. Si tratta in questo caso di Internet of Things (IoT) o Internet delle Cose.  

L’espressione fu usata per la prima volta nel 1999 dall’ingegnere inglese Kevin Ashton e oggi si riferisce a un’idea e a un percorso tecnologico secondo cui, attraverso internet, tutti gli oggetti possono assumere una propria identità digitale, connettendosi poi anche ad altri oggetti smart al fine di scambiare informazioni utili a un loro più efficiente funzionamento. 

Le applicazioni concrete sono potenzialmente illimitate e riguardano i più svariati ambiti, dalla smart home al mondo delle automobili, dall’industria alla viabilità.   

Le applicazioni dell’Internet of Things

Il principale ambito applicativo a cui si pensa quando si tocca il tema IoT è quello della smart home. Il settore comprende una serie di dispositivi ed elettrodomestici che, connettendosi alla rete, sono facilmente controllabili – e persino automatizzabili – e contribuiscono a rendere le abitazioni più smart ed efficienti. Si pensi per esempio alle luci controllate con la voce o attraverso un’applicazione o alle serrature intelligenti.  

Un’altra applicazione è quella che riguarda il campo della mobilità. In particolare, attraverso il collegamento a internet delle automobili e dei mezzi pubblici circolanti in città, i veicoli possono comunicare informazioni utili alla loro gestione. All’interno delle smart city, nello specifico, le smart car sono particolarmente interessanti, in quanto possono ‘dialogare’ con l’infrastruttura circostante e contribuire alla prevenzione e al rilevamento degli incidenti su strada. Inoltre, all’interno dei centri urbani, l’IoT può essere implementato anche nell’illuminazione pubblica, nei parcheggi e, più in generale, per il monitoraggio dell’ambiente.  

L’Internet delle Cose è già radicato anche in ambito produttivo. Si pensi ai macchinari smart all’interno di una fabbrica o ai dispositivi (sensori) di monitoraggio dei parametri climatici a supporto dell’agricoltura.  

Questi e moltissimi altri sono i settori in cui i dispositivi connessi – così come i dati che da questi vengono condivisi e raccolti – possono offrire un grande contributo.

Il mercato IoT in Italia e nel mondo

Secondo le analisi e le stime dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2021, il mercato dell’IoT in Italia ha superato i 7 miliardi di euro (+22%). La crescita maggiore è stata quella riportata nell’ambito dell’offerta di servizi (3 miliardi, +25%).  

Nel nostro Paese, sono circa 111 milioni gli oggetti connessi, circa 1,8 per abitante. 37 milioni di connessioni cellulari (+9%) e 74 milioni abilitate da altre tecnologie (+25%). 2 milioni di queste sono connessioni tramite reti LPWA (low-power wide-area), ossia network che permettono comunicazioni tra oggetti connessi a lungo raggio e a basso bit rate.  

Da quanto emerge dalle analisi di Statista, inoltre, nel 2021, i dispositivi connessi a livello globale raggiungevano quota 11,3 miliardi e, secondo le proiezioni, la cifra è destinata a crescere nei prossimi anni, per arrivare a superare i 29,4 miliardi nel 2030.

Statistic: Number of Internet of Things (IoT) connected devices worldwide from 2019 to 2030 (in billions)  | Statista
Find more statistics at  Statista

Si stima poi che il mercato IoT mondiale abbia raggiunto quota 384,7 miliardi di dollari nel 2021 (di cui 102,5 solo negli Stati Uniti), una cifra che Fortune Business Insights pensa crescerà fino a raggiungere i 478,36 miliardi quest’anno e 2.465,26 miliardi entro il 2029.   

Gli investimenti per il futuro della tecnologia 

Il mercato IoT è dunque in forte crescita e lo stesso Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) ha destinato 29,7 miliardi di euro a progetti abilitati dall’Internet of Things.  

In particolare, quasi la metà (14 miliardi) è stanziata per ambiti legati alle smart factory (fabbriche intelligenti), 4 miliardi per l’assisted living (soprattutto la telemedicina), 2,5 per la rigenerazione urbana, 2,5 per la gestione del rischio di alluvione e idrogeologico. 900 milioni sono poi indirizzati alla realizzazione di una rete idrica digitalizzata. Ma non solo: degli investimenti trasversali sono previsti anche per l’ambito smart building e smart grid, con l’efficienza energetica e la sostenibilità in primo piano. 3,6 miliardi sono infatti destinati all’efficientamento della rete elettrica.  

Più indiretti – ma pur sempre legati al campo IoT – sono invece gli investimenti nella rete internet ultraveloce (7 miliardi), gli 8,4 previsti per il rinnovo dei mezzi di trasporto e i 4,8 per la digitalizzazione della logistica.  

Con la crisi di governo e le dimissioni del presidente del Consiglio, Mario Draghi, però, si rischiano ritardi nel raggiungimento degli obiettivi fissati per l’anno in corso – condizione imprescindibile (salve proroghe elettorali) per la concessione della prossima rata da 21,8 miliardi di euro – e la compromissione e il finanziamento del Piano nel suo complesso.  

I rischi per la privacy e la sicurezza e le possibili soluzioni 

L’Internet of Things è basato sugli oggetti intelligenti, che, connettendosi a internet, offrono numerose opportunità, ma anche rischi relativi alla sicurezza. Con l’aumento dei dispositivi connessi alla rete, aumenta infatti anche il numero delle potenziali vulnerabilità dei sistemi, che sono più esposti a cyber-attacchi.  

Da questo punto di vista, in particolare, i rischi emergenti riguardano la sicurezza informatica (con l’accesso forzato alla rete e la compromissione dei propri dati), ma anche la sicurezza fisica. Un hacker potrebbe infatti essere in grado di prendere il controllo dei dispositivi fisici da noi utilizzati. Una sempre maggiore condivisione dei nostri dati – spesso necessaria per sfruttare pienamente le potenzialità degli oggetti intelligenti – può sfociare inoltre in una violazione del nostro diritto alla privacy.  

A livello europeo, si è lavorato e si sta lavorando a ‘soluzioni’ normative per la gestione del nuovo panorama tecnologico. Nel 2019, per esempio, è entrato in vigore il Cybersecurity Act, accompagnato dall’introduzione di una certificazione per gli oggetti connessi. Pubblicati anche degli standard che fungono da guida. Inoltre, sul fronte della privacy, nel 2018 è entrato in vigore l’ormai noto Gdpr (Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali).


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