Secondo McKinsey, IBM e altre grandi società di consulenza, l’adozione di agenti di intelligenza artificiale sta portando a una drastica riduzione dei livelli manageriali, un fenomeno ormai noto come “Il Grande Appiattimento”.
Alexis Krivkovich, senior partner di McKinsey, in un intervento pubblico ha spiegato che negli ultimi dieci anni molte aziende hanno aggiunto uno o più livelli gerarchici tra CEO e i dipendenti che operano a contatto con i clienti, rallentando le decisioni e aumentando i costi. Ora, l’AI permette ai leader di gestire team più ampi e prendere decisioni più rapide, eliminando la necessità di intermediari. “L’AI offre una capacità quasi sovrumana di gestire ambiti più vasti, consentendo alle aziende di snellirsi e accelerare i processi”, afferma Krivkovich.
Gartner, una delle più importanti società al mondo di ricerca e consulenza strategica nel settore tecnologico, stima che entro fine 2026 il 40% delle applicazioni aziendali integrerà agenti AI, contro il 5% del 2025. Le aziende che adottano questi strumenti registrano aumenti di produttività fino a tre volte superiori, ma il rovescio della medaglia è la riduzione di posti di lavoro. Solo nel 2026, oltre 9.200 tagli nel settore tech sono stati collegati direttamente all’automazione. Bill McDermott, CEO di ServiceNow, avverte: “La disoccupazione tra i neolaureati potrebbe raggiungere il 35% nei prossimi anni, poiché molti lavori saranno svolti dagli agenti AI”.

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