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Come l’intelligenza artificiale influenzerà la nostra vita nel 2024

Mercato - Sociale Edoardo Frasso 29 Dicembre 2023

6 minuti

Edoardo Frasso 29 Dicembre 2023
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Il 2023 è stato soprattutto l’anno dell’impatto mediatico dell’assaggio di futuro offerto dall’intelligenza artificiale, ma è nel 2024 che si attendono le prime concrete rivoluzioni che modificheranno la vita delle persone.

Progresso in tasca

I tool e gli strumenti AI, pur già in enorme quantità, si sono diffusi ancora solo parzialmente tra le persone, in particolare in Italia. Spesso applicazioni AI sono state integrate nelle funzioni dei social media, ma perlopiù ancora per utilizzi ludici o per alimentare la curiosità degli utenti. Il vero cambiamento strutturale avverrà con la diffusione dei device interamente progettati attorno alle funzioni AI. Nel solo 2024 saranno immessi sul mercato 100 milioni nuovi smartphone che condurranno gli utenti a interagire con l’AI nella vita quotidiana, specialmente attraverso i comandi vocali.

Si prevede che a guidare questa nuova ondata saranno principalmente Samsung e Qualcomm. Con maggiore lentezza avverrà lo stesso processo negli abitacoli delle nuove automobili e dove possibile una larga quantità di oggetti sarà riproposto in formato AI. È probabile dunque che anche il cosiddetto approccio IoT (Internet of Things, un concetto per certi versi superato e rinnovato dall’intelligenza artificiale) vedrà una grande accelerazione.

La guerra dei dati

Durante i primi mesi del nuovo anno il mondo avrà modo di seguire gli sviluppi della diatriba legale tra il New York Times e OpenAI, che ha già assunto il profilo di una sfida dai contorni universali. Il risolvimento per una parte o per l’altra potrebbe segnare una tappa indelebile nell’utilizzo dei dati per gli addestramenti delle intelligenze artificiali.

Se il New York Times dovesse uscirne vincitore verrebbero messi forse dei confini a quella frenesia per un ‘mercato selvaggio’ dei dati di cui le aziende al centro della nuova rivoluzione tech sembrano aver approfittato nel corso del 2023. Il dibattito sui contenuti digitali in relazione all’intelligenza artificiale è solo all’inizio e attorno ad esso si gioca il futuro dei settori giornalistici, editoriali e creativi.

Regole incerte

L’AI Act, ancora piuttosto vago nella sua sostanza e di cui si attende l’entrata in vigore, potrebbe modificare parzialmente lo sviluppo dell’intelligenza artificiale in Europa, che è certamente ancora all’inseguimento dell’innovazione americana. Spesso è stata dipinta come un freno tuttavia è bene tenere presente che sono tante le iniziative europee, anche con coinvolgimento governativo più o meno dichiarato, che vanno nella direzione di creare poli forti di mercato sull’intelligenza artificiale.

Qualunque strada prenda l’AI Act, è improbabile che andrà a imbrigliare le iniziative commerciali che possono permettere ai paesi europei di competere nei nuovi trend del tech. Anche perché il terreno da recuperare è tanto: le capacità AI dell’Europa oggi sono paragonabili forse a quelle che gli USA avevano attorno al 2016, quando la ricerca sull’AI generativa era un settore di nicchia.

Inedite big tech europee

In Europa sembra esistere una specifica categorie di aziende che aspira ad assumere il ruolo che le big tech hanno negli USA: le compagnie telefoniche. In Italia l’esempio di Fastweb, che ha acquistato un super computer NVIDIA per creare una versione più o meno ufficiale di modello linguistico italiano, riassume bene il trend.

E anche in Francia la decisione di Iliad di patrocinare la nascita del grande laboratorio europeo di ricerca open source e no-profit Kyutai testimonia questa direzione. Le compagnie telefoniche sono le uniche aziende locali in grado di competere con le big tech statunitensi in termini di autorevolezza commerciale e innovazione tecnologica e il loro ruolo sarà in crescita.

Mercati cauti… e visioni apocalittiche

Gli analisti rimangono cauti sulle performance finanziarie dell’intelligenza artificiale nel prossimo anno perché le previsioni stra ottimistiche fatte all’inizio del 2023 sugli andamenti del resto dell’anno sono state notevolmente ridimensionate dalla realtà. Il motivo è che l’AI non ha ancora direttamente impattato sulla produttività e i mercati attendono il momento in cui inizierà a farlo.

Tuttavia gli interessi economici attorno all’intelligenza artificiale cresceranno e con essi crescerà la tendenza dei grandi imprenditori a tratteggiare scenari apocalittici per presentarsi come salvatori, governare il mercato e orientare la politica a proprio vantaggio.

Nuovi nomi e scienze predittive

L’intelligenza artificiale ha la straordinaria caratteristica di non avere alcun limite di applicazione. Quindi è certo che, oltre ai protagonisti ormai arcinoti come OpenAI, Microsoft o Google (e compresi ritardatari come Apple) continueranno a imporsi sul mercato nomi nuovi con proposte innovative, potenzialmente tante quante sono gli infiniti ambiti di utilizzo.

Una delle caratteristiche dell’AI che molti nuovi protagonisti sfrutteranno sarà la sua applicabilità per la ‘predizione degli scenari futuri’. Andamenti geopolitici, movimenti finanziari, cambiamenti climatici, previsioni sanitarie e migliaia di altre visioni: saranno moltissime le aziende, enti e istituzioni che si specializzeranno nell’analisi di dati con finalità predittive. La relazione dell’uomo con le cose che non sono ancora avvenute sarà modificata come mai prima.

Tenuta democratica

Il banco di prova per la fiducia che il mondo riporrà nell’AI riguarda l’eventuale influenza sull’ondata elettorale che interesserà circa quattro miliardi di persone. Non solo USA, Russia ed Europa: i paesi che andranno all’urna il prossimo anno sono molti e su tutti incombe l’incognita inquietante delle fake news artificiali e di come influenzeranno il voto. I risultati delle elezioni potrebbero avere un impatto importantissimo nel rapporto tra le persone e l’AI.

Al tempo stesso l’evoluzione della tecnologia potrebbe andare ad inasprire gli scenari di guerra o aumentare tensioni già crescenti tra Paesi per via di amplificate possibilità di spionaggio, hackeraggio o furti di dati (si pensi ai frequenti allarmi lanciati dall’FBI nei confronti della Cina). Ogni rivoluzione tecnologica comporta delle sfide oscure da gestire.


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