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Chatbot euroscettici diffondono fake news… e altre notizie | Weekly AI #104

Weekly AI news è la rassegna stampa settimanale curata dai nostri editor sui temi più rilevanti legati al mondo dell’intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale stratega politica sembra essere una mina vagante. In collaborazione con AI Forensics, l’olandese Nieuwsuur ha testato l'”atteggiamento” dei modelli di linguaggio nel rispondere ai prompt con cui gli utenti chiedevano supporto nella definizione di una strategia politica in vista delle elezioni europee. I risultati sono tutt’altro che promettenti. In uno dei test, focalizzato su un candidato euroscettico, i chatbot più noti hanno più volte suggerito di diffondere deliberatamente disinformazione anonima e allarmismo al fine di rappresentare negativamente le istituzioni europee e compromettere la fiducia degli elettori nell’Unione. Gli output, in contrasto con le linee guida delle stesse piattaforme, dimostrano quanta necessità ci sia di regolamentare il funzionamento dell’intelligenza artificiale, anche da un punto di vista etico. E il Governo italiano punta sulla Chiesa: Papa Francesco parteciperà infatti al G7 in Puglia a tema AI, previsto per giugno. L’annuncio della sua partecipazione – la prima per un pontefice – è arrivato direttamente dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha commentato: “Sono convinta che la presenza di Sua Santità darà un contributo decisivo alla definizione di un quadro regolatorio, etico e culturale all’intelligenza artificiale”.

Passando al mercato, OpenAI è uno dei nomi centrali della settimana, su fronti diversi. Prima di tutto, per un parziale passo falso: emerge che uno dei video di Sora divenuti virali, in realtà, era stato fortemente migliorato in post-produzione. A fronte di questa brutta figura, l’azienda di Altman festeggia un accordo di licenza stretto con il Financial Times per sviluppare strumenti di intelligenza artificiale. Sembra quasi una risposta al New York Times, che nei mesi scorsi ha portato in tribunale OpenAI per l’utilizzo non autorizzato di materiale per l’addestramento delle AI. Nel frattempo, da un sondaggio emerge che 4 autori su 10 darebbero volentieri le proprie opere in pasto all’AI, se compensati. Il tempismo del report ha dell’incredibile. Proprio a tal proposito, infatti, Sy Damle, ex avvocato generale dell’Ufficio del copyright degli Stati Uniti e attualmente in OpenAI, rivela il reale punto di vista delle aziende tech sulle questioni relative ai diritti d’autore: se si dovessero fare trattative per ogni contenuto necessario per gli addestramenti, i modelli AI non potrebbero esistere. Non è un caso che otto testate giornalistiche – tra cui il New York Daily News e il Chicago Tribune – le abbiano citate in giudizio proprio per questo.

Per non farci mancare niente, sul versante privacy, potrebbe suscitare dubbi la nuova funzionalità resa disponibile su ampia scala dalla startup: ChatGPT ora ricorda tutto di te. La funzione Memoria, annunciata a febbraio e fino a qualche giorno fa disponibile solo per un ristretto numero di utenti, è ora disponibile per tutti gli abbonati Plus, tranne in Europa e in Corea. No, non è una battuta.

Una delle concorrenti di OpenAI, Anthropic, tenta di stare al passo. La società ha lanciato nel corso della settimana l’app del suo modello di linguaggio di grandi dimensioni, Claude, ora disponibile per i sistemi operativi iOS su iPhone e iPad. L’applicazione, sulla scia di (e relativamente in ritardo rispetto a) quelle realizzate dalla stessa OpenAI e da Google per ospitare ChatGPT e Gemini, intende rendere più integrata, multimodale e flessibile l’esperienza dell’utente. Ed è gratis: un elemento quasi imprescindibile per chi intende competere in un mercato in rapidissima evoluzione.

In tutto ciò, Microsoft e Apple non potevano mancare all’appello. Negli ultimi giorni, la società guidata da Satya Nadella ha annunciato un investimento di 2,2 miliardi di dollari in Malesia, diretto alla costruzione di un’importante infrastruttura cloud e AI. Secondo delle indiscrezioni riportate dalla stampa, invece, il colosso di Cupertino avrebbe assoldato dozzine di esperti di AI ex dipendenti di Google per creare un laboratorio (segreto) europeo a Zurigo che si dedichi alla creazione di nuovi modelli e prodotti di intelligenza artificiale.

Anche in Italia, si lavora allo sviluppo di un’intelligenza artificiale nostrana. Di recente, è stato annunciato l’imminente lancio open-source di Minerva, una famiglia di modelli AI realizzata dal centro di ricerca Sapienza Natural Language Processing, addestrata su 500 miliardi di parole. “La caratteristica distintiva dei modelli Minerva è il fatto di essere stati costruiti e addestrati da zero usando testi ad accesso aperto, al contrario dei modelli italiani esistenti ad oggi, che sono basati sull’adattamento di modelli come LLaMA e Mistral, i cui dati di addestramento sono tuttora sconosciuti”, spiega il professor Roberto Navigli, alla guida del progetto. Tutto ciò avviene in una cornice di apparente stasi nazionale, ma in cui il Governo si sta mostrando proattivo, seppur in modo altalenante. Il fondo di investimento da un miliardo di euro istituito dal Consiglio dei ministri è un primo passo significativo, ma serve definire una rotta per tracciare un chiaro percorso di sviluppo tecnologico in chiave AI.



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