L’intelligenza artificiale sta ridisegnando anche il futuro della finanza globale. Secondo le ultime stime di Morgan Stanley, l’emissione mondiale di debito legato all’AI è destinata a raddoppiare, raggiungendo quasi 570 miliardi di dollari entro la fine del 2026.
Un dato che conferma come i colossi tecnologici stiano sempre più ricorrendo al mercato obbligazionario per finanziare la corsa agli investimenti in infrastrutture AI. Solo quest’anno, Alphabet a Amazon, da Microsoft a Meta prevedono di spendere 700 miliardi di dollari in capitale, una cifra che salirà a 1.000 miliardi nel 2027. Come ha sottolineato la banca d’affari, gli hyperscaler stanno allargando la loro base di investitori anche attraverso emissioni in valute diverse dal dollaro, segnale di una domanda di liquidità senza precedenti.
Al 31 maggio 2026, le emissioni avevano già sfiorato i 236 miliardi di dollari, quattro volte in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Questo balzo riflette la necessità di sostenere una corsa agli armamenti tecnologici senza precedenti. Le aziende, tradizionalmente abituate a contare su flussi di cassa solidi, si trovano ora a dover finanziare data center, chip e infrastrutture sempre più costose. Come ha osservato Morgan Stanley, il ritmo delle nuove emissioni è destinato ad accelerare nella seconda metà dell’anno, con un impatto diretto sui prezzi delle obbligazioni, sempre più influenzati dall’offerta che dalla domanda.
Ma cosa significa tutto questo per l’economia reale? Gli esperti avvertono che la sostenibilità di questa montagna di debito dipenderà dalla capacità delle aziende di generare ritorni concreti dagli investimenti in AI. Secondo UBS, i capitali spesi nel 2026 potrebbero assorbire quasi il 100% dei flussi di cassa operativi delle grandi tech, contro una media storica del 40%. Un rischio calcolato, ma necessario per non restare indietro in una competizione che, come ha scritto TechTimes, sta dividendo Wall Street: “La domanda da un trilione di dollari è se questi investimenti pagheranno”.
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