Apple, fine dell’era Cook dopo 15 anni: arriva John Ternus, l’ingegnere che dovrà risolvere il nodo AI

Le sue prime sfide saranno di rilanciare Siri e superare le resistenze di Bruxelles per un nuovo corso di Apple in Europa

Mercato 1 set 2026

4 min.

Apple, fine dell’era Cook dopo 15 anni: arriva John Ternus, l’ingegnere che dovrà risolvere il nodo AI

Il primo settembre 2026 è ufficialmente il primo giorno di John Ternus come CEO di Apple.

Tim Cook, che ha guidato l’azienda per quindici anni dal 2011, ha lasciato l’incarico il 31 agosto e da oggi siede come presidente esecutivo del consiglio di amministrazione, un ruolo in cui continuerà a occuparsi soprattutto dei rapporti con i governi, a partire da quello di Trump e da quello cinese. L’annuncio ufficiale era arrivato già lo scorso aprile, quando Apple aveva comunicato che Cook sarebbe diventato executive chairman e che Ternus, fino a quel momento a capo dell’ingegneria hardware, sarebbe diventato l’ottavo CEO nella storia dell’azienda. Cook lo aveva descritto come una persona con “mente da ingegnere, anima da innovatore e cuore per guidare con integrità e onore“, aggiungendo di non avere dubbi sul fatto che sia “la persona giusta per guidare Apple nel futuro“.

Il passaggio di consegne arriva a pochi giorni da un evento Apple già in calendario per il 9 settembre. La parte più delicata dell’eredità che Ternus raccoglie è quella relativa all’integrazione dell’intelligenza artificiale. In cui come noto, fino ad oggi, Apple è la grande assente.

L’AI “a collage” di Apple

La grande mancanza di Tim Cook sull’AI è legata a Siri. Apple aveva sostanzialmente inventato la categoria dell’assistente vocale personale quindici anni fa, ma sotto la gestione Cook si è fatta superare nettamente da ChatGPT, Gemini e Claude. Le funzioni di personalizzazione di Siri annunciate al WWDC 2024 non sono mai arrivate. Un ex dirigente Apple citato da Fortune ha definito l’intera vicenda “non la migliore ora di Apple”.

Cook, va detto, non è rimasto immobile: ha elaborato un sistema di AI “a collage”, avvalendosi di tecnologie adottate da vari competitor, e l’ha chiamato Apple Intelligence. Prima ha aperto dopo molte resistenze interne all’integrazione di ChatGPT in iOS, e negli ultimi mesi del suo mandato ha chiuso un accordo da circa un miliardo di dollari l’anno con Google per usare una versione personalizzata di Gemini come motore della nuova Siri.

La strategia complessiva di Apple sull’AI è stata perlomeno originale. A differenza di Google, Microsoft, Meta o Amazon, l’azienda ha scelto di non costruire da sé un’infrastruttura di calcolo massiccia, affidandosi in buona parte a fornitori esterni. Lo stesso Cook ha ammesso pubblicamente che Apple “non ha ancora un piano completo” per gestire i costi di calcolo che la potenziale Siri AI (usata milioni di persone) finirebbe per generare. Secondo alcuni, Apple è cauta anche in vista del possibile scoppio della bolla finanziaria. E l’azienda ha deciso di non puntare rapidamente su modelli AI anche per mantenere un’identità storicamente più correlata all’hardware che al software.

Chi è John Ternus

Cinquantuno anni, laureato in ingegneria meccanica all’Università della Pennsylvania nel 1997 (la tesi riguardava un braccio robotico controllabile con movimenti della testa per pazienti tetraplegici), Ternus è in Apple dal 2001. Ha iniziato occupandosi dei monitor Cinema Display, ha seguito da vicino lo sviluppo di iPod, iPhone e iPad, ed è diventato uno degli ingegneri hardware più influenti dell’azienda già nel 2013. Nel 2021 ha preso il posto di Dan Riccio alla guida della divisione hardware engineering, riportando direttamente a Cook. Chi lo conosce lo descrive come pragmatico e riservato, con una comunicazione sobria e senza clamore.

Missione privacy e hardware

Almeno in parte, Ternus intende mantenere l’approccio misurato di Cook, in contrapposizione con la corsa forsennata all’annuncio che caratterizza molti concorrenti: Apple, ha detto, non rilascerà tecnologie AI “semplicemente per il loro stesso bene“. La sua strategia parte dal presupposto di applicare l’AI internamente per migliorare i processi di progettazione e produzione, sfruttando decenni di dati di ingegneria accumulati da Apple, per rilasciare al pubblico solo soluzioni “ponderate, utili e allineate agli standard Apple“.

Ternus mira a un’AI “on-device” e privacy-first, con elaborazione locale sull’hardware per le richieste semplici (in altre parole una tecnologia AI che non preveda necessariamente l’accesso al web)e un sistema Private Cloud Compute per quelle più complesse. È il tentativo di trasformare in vantaggio competitivo proprio ciò che finora è sembrato un ritardo: mentre Google, OpenAI e Meta bruciano miliardi in modelli fondazionali sempre più grandi, Apple punta a differenziarsi sulla privacy e sull’integrazione profonda con l’ecosistema di dispositivi che già possiede.

E questa scommessa ha un banco di prova imminente e sotto gli occhi di tutti: il famoso rinnovo di Siri è atteso nell’autunno con iOS 27, proprio nelle prime settimane del mandato di Ternus. Diversi analisti citati dalla stampa finanziaria sono espliciti sul punto: la nuova Siri dovrà essere pressoché perfetta al debutto. Anche se partirà con un impiccio non indifferente: il suo pubblico non includerà l’Europa. Siri AI non sarà infatti disponibile su iPhone e iPad nell’Unione Europea per via di un braccio di ferro con la Commissione Europea sul Digital Markets Act. Bruxelles chiede che qualunque assistente vocale integrato a livello di sistema abbia accesso simmetrico alle stesse API, mentre Apple sostiene che questo obbligherebbe a esporre dati privati degli utenti e controllo sulle app senza garanzie sufficienti. Nonostante Apple stia lavorando su una soluzione intermedia (la cui prima proposta ha già fatto storcere il naso alla Commissione), la questione non è ancora risolta. Gestirla in tempi brevi sarà una delle prime missioni di Ternus.


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