Al Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma è stata introdotta Ultreon 3.0, una tecnologia basata sull’intelligenza artificiale che sta cambiando il modo di eseguire l’angioplastica coronarica. Si tratta di una procedura medica minima invasiva utilizzata per riaprire le arterie coronarie ostruite o ristrette, migliorando così il flusso di sangue al cuore.
Questo software, sviluppato dalla multinazionale statunitense specializzata nel settore sanitario Abbott, analizza in tempo reale le immagini delle arterie ottenute tramite Tomografia a Coerenza Ottica, detta anche OCT, permettendo ai cardiologi di prendere decisioni più rapide e precise. La vera innovazione è la capacità di derivare, da un’unica acquisizione, sia informazioni morfologiche che funzionali, come la misurazione del flusso sanguigno, che prima richiedevano due procedure separate. Secondo il professor Carlo Trani, direttore della Cardiologia Interventistica del Gemelli, “questo consente di posizionare gli stent esattamente dove servono, riducendo tempi e costi” e, in alcuni casi, azzerando l’uso di mezzo di contrasto, potenzialmente dannoso per i reni.
Il Gemelli è il primo ospedale in Italia e uno dei primi tre in Europa, Medio Oriente e Africa a adottare questa tecnologia, che rappresenta un salto di qualità nella cardiologia interventistica. Evelina Cerri, General Manager di Abbott Italia, sottolinea che “l’AI rileva automaticamente il calcio e il diametro dei vasi, integrando in un’unica piattaforma dati di imaging e fisiologia”. Questo progresso non solo migliora la precisione degli interventi, ma apre la strada a una medicina sempre più personalizzata, riducendo il rischio di complicanze future.
L’adozione di Ultreon 3.0 conferma il ruolo del Gemelli come centro di eccellenza, ma anche come esempio di come l’AI stia trasformando la sanità. Come spiega il professor Francesco Burzotta, “la possibilità di ottenere informazioni complete in pochi secondi ci permette di prendere decisioni terapeutiche più precise, con l’obiettivo di migliorare gli esiti per i pazienti”. Una rivoluzione che, unendo tecnologia e competenza umana, promette di salvare sempre più vite.
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