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Paolo Marinoni 13 Luglio 2022

5 minuti

AI City Cloud Valley, il quartiere del futuro 

Le smart city (avanzate) sono il futuro degli agglomerati urbani e rappresentano un nuovo modo di interfacciarsi con la Pubblica amministrazione. Il funzionamento di tali sistemi dipende però dalla raccolta e dall’elaborazione dei nostri dati e ciò porta a problemi relativi alla privacy.  

L’intelligenza artificiale viene sempre più utilizzata nelle nostre vite e c’è chi intende sfruttarla anche come strumento di gestione urbana e amministrativa. Ciò può avvenire con la realizzazione di smart city. Si tratta di luoghi in cui i servizi tradizionali sono resi maggiormente efficienti attraverso l’uso della tecnologia a beneficio dei loro cittadini

È il caso dell’AI City Cloud Valley, un progetto ambizioso che prenderà vita in quel di Chongqing, in Cina. La smart city avanzata sarà gestita dall’intelligenza artificiale, che elaborerà i dati al fine di organizzare al meglio le attività e la gestione cittadina.  

Il progetto dell’AI City Cloud Valley 

L’idea per la creazione della smart city avanzata è nata da Terminus Group, startup cinese guidata da Victor Ai, che ha presentato il progetto nel 2020. La tecnologia applicata all’ambito urbano avrà un terreno di prova molto ricco, in quanto l’area individuata per la trasformazione è una delle più grandi aree urbane del pianeta.  

Il governo cittadino sarà dunque gestito dall’intelligenza artificiale. Questa raccoglierà i dati attraverso dispositivi personali, una rete di sensori e tecnologie di machine learning e li elaborerà in tempo reale. Ciò al fine di garantire un’organizzazione efficiente della vita cittadina e servizi personalizzati. L’area sarà quindi popolata tanto da umani quanto da robot, che sosterranno gli abitanti nella loro vita quotidiana. Questi potranno anche gestire la burocrazia e tutti i servizi presenti sul territorio in maniera più o meno autonoma.  

Nel progetto elaborato da Terminus, l’internet of things (internet delle cose) raccoglie e trasmette informazioni ai sistemi di AI, i quali le elaborano, anticipando così i bisogni dei cittadini. Si tratta, più in concreto e a puro titolo esemplificativo, di governanti virtuali che scelgono per noi cosa mangiare a colazione o cosa indossare in base al tempo e alla temperatura o di assistenti che organizzano e ci leggono la nostra agenda, ma non solo. Le potenzialità sono infinite.  

Le smart city del futuro 

Questo è solo uno dei passi della Cina verso un futuro governato dalla tecnologia. Sono infatti cinesi due dei campioni mondiali del 5G, Huawei e Zte, rappresentanti di una tecnologia necessaria per lo sviluppo di smart city e per permettere a milioni di dispositivi di comunicare tra loro in rete. Secondo quanto calcolato da Deloitte, inoltre, nel 2018, dei mille progetti di smart city finanziati in tutto il mondo, poco meno della metà di questi (490) si trovava in Cina. E ora si aggiunge anche Terminus Group, con un insediamento che comprende più di 40 aziende e laboratori di ricerca.  

Pechino ha grandi ambizioni – ha spiegato a Wired Rebecca Arcesati, analista del Mercator Institute for China studies (Merics) di Berlino – Le smart cities erano menzionate esplicitamente nel tredicesimo piano quinquennale e sono centrali al raggiungimento di numerosi obiettivi strategici, tra cui leadership nelle tecnologie digitali ed emergenti, sostenibilità ambientale e transizione energetica, e rafforzamento della governance del partito-stato attraverso monitoraggio e sorveglianza della società”.  

Le tecnologie utilizzate all’interno delle smart city, inoltre, possono funzionare in maniera ottimale solo accedendo a una grande quantità di dati dei cittadini. Non è quindi strano che la Cina risulti un terreno fertile per la nascita e per lo sviluppo di tali sistemi. Il Paese è infatti conosciuto per la sua onnipresente videosorveglianza, dotata anche di tecnologie intelligenti di riconoscimento facciale e tracciamento. E la stessa Chongqing è la metropoli più sorvegliata del Paese asiatico.  

Le potenziali problematiche 

L’intelligenza artificiale è sicuramente utile nella prevenzione dei reati e nella riduzione delle attività criminose. Ma progetti simili non risultano privi di problematicità, soprattutto quando si pensa alla loro realizzabilità in Occidente. Una forte e capillare videosorveglianza, infatti, genera seri rischi in termini di privacy. Siamo pronti a sacrificare il nostro ‘anonimato’ al fine di ottenere servizi personalizzati? 

Quando Bjarke Ingels, fondatore di uno studio di architettura partner del progetto, ha portato un esempio applicativo nel corso di una presentazione, non ha infatti ricevuto una calda accoglienza. Ingels aveva immaginato una persona che arrivi per la prima volta in città e un barista che, grazie ai dati raccolti dalla storia digitale del soggetto, è già a conoscenza di ciò che questo vorrebbe bere. Ciò è stato visto da diversi presenti come un’eccessiva invasione della privacy nonostante la comodità e l’efficienza che il sistema garantirebbe.  

Le smart city in Italia 

Lo stato di sviluppo delle ‘smart city’ italiane non è neanche lontanamente paragonabile a quello delle città cinesi. Addirittura, per poterne parlare a livello nazionale, è necessario ridefinire il concetto stesso di ‘smart’, allontanandosi dalla visione ‘futuristica’ e ‘invadente’ dell’AI cinese – che poco si sposa, oggi, con il sistema giuridico e sociale italiano ed europeo – e considerando diversi altri aspetti, quali la transizione ecologica e l’inclusione sociale oltre alla transizione digitale

Ciò detto, però, si nota che la Pubblica amministrazione utilizza sempre di più l’intelligenza artificiale e molti servizi (anche pubblici) si basano su sistemi di AI. La città sul gradino più alto del podio – Milano – ne è un esempio, soprattutto dal punto di vista delle infrastrutture: ultra-broadband, 5G e internet of things. Molta è la strada da fare perché delle ‘vere’ AI smart city possano essere realizzate in Occidente, ma ciò deve avvenire di pari passo con la tutela dei diritti


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