Un’inchiesta del giornalista Alex Reisner per The Atlantic ha portato alla luce un fenomeno di proporzioni inedite: oltre 21 milioni di brani musicali protetti da copyright sono stati utilizzati illegalmente per addestrare modelli di intelligenza artificiale.
I dati, scoperti analizzando articoli scientifici e siti di condivisione per l’AI, includono quattro archivi: il più grande contiene 12 milioni di tracce, per cui ascoltare tutto richiederebbe 91 anni, seguito da un secondo con 9 milioni di brani e due archivi minori da 100.000 canzoni ciascuno. Tra gli artisti coinvolti ci sono Taylor Swift, Bad Bunny, i Beatles, Lady Gaga, Radiohead e Bruce Springsteen, solo per citare alcuni nomi. The Atlantic ha reso pubblici questi database, permettendo ai titolari dei diritti di verificare se le loro opere siano state utilizzate senza autorizzazione.
La reazione dell’industria musicale non si è fatta attendere. Case discografiche come Warner, Sony e Universal hanno già avviato cause legali contro piattaforme come Suno e Udio, accusate di aver utilizzato brani protetti senza licenza. Le richieste di risarcimento arrivano a 150.000 dollari (circa 140.000 euro) per ogni brano, con l’obiettivo di bloccare l’uso non autorizzato di materiale coperto da copyright. Nel frattempo, Deezer ha lanciato uno strumento gratuito in grado di analizzare le playlist di 20 piattaforme (tra cui Spotify e Apple Music) per identificare brani generati dall’AI, con una precisione del 99,8%. Secondo i dati dell’azienda, a giugno 2026 il 44% dei nuovi caricamenti quotidiani su Deezer era rappresentato da tracce interamente create dall’AI, e ben l’85% degli ascolti di questi brani era legato a frodi che manipolano gli stream per incassare royalty indebite.
Il caso solleva questioni etiche e giuridiche complesse. Mentre l’AI continua a rivoluzionare la creazione musicale, l’uso non autorizzato di opere protette rischia di minare i diritti degli artisti e l’equilibrio economico del settore. Alcune piattaforme, come Spotify e Universal Music, hanno già siglato accordi per permettere la creazione di cover e remix generati dall’AI, ma solo a partire da brani autorizzati. Tuttavia, il fenomeno delle frodi tramite streaming automatico (come il caso di un utente del North Carolina che ha incassato 10 milioni di dollari con brani AI riprodotti da bot) mostra quanto sia urgente una regolamentazione chiara. Come ha dichiarato Alexis Lanternier, CEO di Deezer: «Ci aspettiamo che il nostro rilevatore sia un’esperienza rivelatrice per gli ascoltatori di tutto il mondo».
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